La storia del libro

DALLE ORIGINI ALL'INVENZIONE DELLA STAMPA

1. - LA SCRITTURA

La storia del libro passa necessariamente attraverso la storia della scrittura. Le prime forme di scrittura furono di tipo pittografico: i segni riproducevano disegni di oggetti con valore semantico aderente o simbolico. Dal pittogramma si passò poi alle scritture ideografiche, dove il segno non rappresentava soltanto un oggetto, ma un concetto. I geroglifici egiziani testimoniano il passaggio da una scrittura pittografica ad una ideografica attraverso la stilizzazione dei segni grafici.

Nelle scritture primitive i segni si andarono sempre piú stilizzando, assumendo significati piú ampi fino ad arrivare ad un tipo di scrittura nella quale pochi segni, combinati fra di loro, potevano rappresentare qualunque parola. Nacquero cosi le scritture sillabiche, nelle quali ogni segno corrispondeva ad una sillaba e infine quelle alfabetiche, in cui ogni segno corrispondeva ad un suono. Un esempio di scrittura sillabica è la cosiddetta &laqno;lineare B», documentata da alcune tavolette rinvenute negli scavi archeologici nei centri dove fiori la civiltà micenea (XV-X sec. a.C.) e decifrate nel 1952 dall'inglese Michael Ventris.

Secondo la tradizione i primi ad abbandonare gli ideogrammi per conservare solo i caratteri fonetici furono i fenici. Come è testimoniato dalle tavolette trovate nel porto fenicio di Ugarit, essi passarono da una scrittura ideografica ad una cuneiforme, per sostituire poi i segni cuneiformi con nuovi segni che furono alla base dell'alfabeto di tutti i popoli mediterranei.

I caratteri fenici furono poi adottati dai greci dell'Asia Minore che crearono una vera e propria scrittura alfabetica, dove ad ogni fonema corrispondeva una lettera. Una versione dell'alfabeto greco fu introdotta in Italia probabilmente dai coloni di Cuma e si diffuse in varie forme (alfabeti: etrusco, osco, umbro, faiisco, latino).

Con il cristianesimo, la necessità dell'evangelizzazione rese necessaria la creazione di nuove scritture alfabetiche, come il cirillico -cosi chiamato da San Cirillo, il monaco che iniziò la cristianizzazione dei popoli slavi, che adattò i segni dell'alfabeto greco alla lingua delle popolazioni slave- il copto, I'armeno, il georgiano.

Nel mondo occidentale l'alfabeto latino soppiantò le scritture diverse e ancora oggi, pur avendo subito notevoli modificazioni, è l'unico in uso nell'Europa occidentale.

2. - I SUPPORTI DELLA SCRITTURA

A) Materie dure

I primi segni grafici furono tracciati in epoca primitiva sulle pareti delle caverne e sulle pietre. Si scrisse nell'antichità, anche se occasionalmente, su vari oggetti, come vasi, fibule, e sulle pareti delle tombe.

Gli antichi popoli del Mediterraneo usavano per la scrittura tavolette d'argilla che venivano cotte dopo essere state incise con i segni grafici e gli ostraka (cocci) sui quali si scriveva a sgraffio.

Sia i greci che i latini usarono le tavolette di legno, che potevana essere "dealbatae" (imbiancate) o cerate, sulle quali si scriveva a sgraffio; su quelle cerate la scrittura poteva essere cancellata per utilizzarle nuovamente. Le tavolette cerate sopravvissero per lungo tempo, limitatamente ad alcuni usi, anche quando furono adottati il papiro e la pergamena. Spesso due o piú tavolette veni-vano unite insieme a formare il codice (da caudex tronco d'albero): due tavolette costituivano il "dipticus", tre il "tripticus" mentre veniva chiamato "polypticus" il codice formato da piú di tre tavole.

B) Materie flessibili

Fin dall'antichità furono cercati materiali scrittori che presentassero maggiore flessibilità delle tavolette. A questo scopo si usarono le foglie di palma, il lino e, infine, la corteccia degli alberi e in particolare la membrana compresa fra la corteccia e il tronco. Nel mondo antico, tuttavia, le materie scrittorie piú usate furono il papiro e la pergamena.

La pianta del papiro cresceva in abbondanza sulle rive del delta del Nilo. Dallo stelo del papiro si ricavavano strisce sottili che venivano poi disposte l'una accanto all'altra e ricoperte di un altro strato di strisce, perpendicolari alle prime. Dopo averle essiccate al sole se ne ricavava la "charta papiri", i cui fogli venivano arrotolati (spesso intorno ad un'assicella detta "umbilicus") a formare il "volumen". Il "recto" dei fogli (quello con le strisce disposte orizzontalmente) era particolarmente adatto alla scrittura, ma si usava all'occorrenza, anche il "verso". La scrittura veniva disposta su colonne, e per leggere si svolgeva il rotolo orizzontalmente.

Il papiro fu usato dagli Egizi fin dal III millennio a.C. Il piú antico papiro egiziano pervenutoci appartiene però all'inizio del Il millennio (Xll dinastia). I piú antichi papiri greci giunti fino a noi risalgono invece al IV secolo a.C. A Roma il papiro si diffuse nel III secolo a.C. Venne usato fino al IV secolo d.C., quando fu gradualmente sostituito, per gli usi letterari, dal codice pergamenaceo. Si continuò tuttavia ad adoperare il papiro, per usi documentari, per molti secoli finché scomparve gradualmente e definitivamente tra l'VIII e l'XI secolo.

La pergamena veniva ottenuta mediante opportuna conciatura di pelli di animali (pecora, montone, capra e agnello), le quali veni-vano macerate nella calce, e poi raschiate e fatte seccare. Ben levigate, potevano essere usate su entrambe le facce.

Si ritiene che l'uso della pergamena abbia avuto inizio nella città di Pergamo (donde il nome) nel II secolo a.C., quando il re d'Egitto Tolomeo Filadelfo proibi l'esportazione del papiro per timore che la biblioteca di Pergamo togliesse il primato culturale ad Alessandria.

Alla pergamena veniva data la forma del codice (che è quella del nostro libro). Il codice pergamenaceo sostituì, a partire dal IV secolo d.C., I'antico volumen papiraceo. Quasi tutta la letteratura latina ci è giunta grazie alla trascrizione su codici di pergamena eseguita dai monaci medievali. Verso la fine del medioevo fu gradualmente sostituita dalla carta.

L'invenzione della carta, come impasto di materiali fibrosi (detta originariamente "charta bombycina" o "carta cuttunea" per distinguerla dalla "charta papyn") è attribuita ai cinese Ts'ai Lun che nel II secolo a.C. realizzò il primo foglio. In Europa, tuttavia, essa fu introdotta soltanto nell'VIII secolo dagli arabi, che ne avevano appreso i procedimenti di fabbricazione dai cinesi e li avevano perfezionati. Dal-la Spagna, dove sorse nel Xll secolo la prima cartiera, I'uso della carta si diffuse in Italia e poi nel resto dell'Europa.

La carta italiana rimase per lungo tempo la piú ricercata in Europa e quella di Fabriano, nelle Marche, divenne la piú fiorente cartiera d'Europa. Ai maestri cartai fabrianesi è attribuita anche l'invenzione delle &laqno;pile a maglio», vasche per la raffinazione del-I'impasto fibroso, la prima macchina impiegata nella fabbricazione della carta.

Nel XV secolo l'uso della carta ricavata da stracci si era ormai affermato in tutta l'Europa e il nuovo materiale aveva sostituito la pergamena, diventando il naturale supporto della scrittura a stampa che si sviluppava in quegli anni.

Il procedimento per la fabbricazione della carta restò pressocché invariato fino al secolo scorso.

Stracci di lino, canapa e cotone venivano sminuzzati, fatti macerare e battuti fino a diventare una pasta omogenea. Immessa la pasta in appositi tini, vi si immergeva la forma, costituita da un telaio rettangolare all'interno del quale erano tesi sottili fili di ottone (vergelle) sostenuti da alcune barre di legno (filoni) perpendicolari ad essi. La forma, immersa nel tino, tratteneva, grazie ai filoni e alle vergelle, uno strato di pasta. I telai venivano poi posti ad asciugare. Ne uscivano i fogli di carta, che, trattati con colla e poi ancora fatti asciugare, erano pronti a ricevere la scrittura. Le cartiere usavano inoltre sistemare nei telai dei fili intrecciati a formare un disegno (filigrana), la cui impronta (cosi come pure l'impronta dei filoni e delle vergelle) rimaneva impressa nel foglio, risultando visibile in controluce. Anche nelle carte di oggi si può vedere spesso la filigrana, ma nelle carte antiche essa è un segno sovente prezioso per stabilire la provenienza della carta (infatti ogni cartiera usava una filigrana diversa) e, quindi, a datare o a localizzare un libro.

3. - STRUMENTI SCRITTORI

Sulle tavolette di argilla la scrittura veniva tracciata (quando l'argilla era ancora molle) con una canna appuntita: i segni che ne risultavano avevano la forma di piccoli cunei, da cui il nome di scrittura cuneiforme dato ai segni ritrovati sulle tavolette. Per la scrittura sulle tavolette cerate veniva usato invece uno 'stilo' di ferro o di osso, acuminato dal lato con cui si scriveva e a forma di spatola dall'altro per la cancellatura.

Sul papiro, e in seguito sulla pergamena, si scriveva con il "calamus", una canna tagliata in punta, con taglio obliquo o diritto: a seconda del tipo di taglio si otteneva una scrittura piú o meno sottile.

La penna d'oca è, invece, probabilmente di uso posteriore: le prime testimonianze risalgono al Vl secolo. Certamente essa era piú adatta (essendo piú flessibile) a tracciare lettere minuscole.

Per quanto riguarda l'inchiostro, I'originaria miscela (già nota agli Egizi) di acqua, nerofumo e gomma venne arricchita e perfe-zionata dai monaci medievali, i quali ne conservavano spesso gelosamente le ricette.

Si fabbricò anche un inchiostro rosso a base di minio (donde il termine miniatura) per le iniziali e le decorazioni, per le quali si usarono altri inchiostri d'oro, d'argento e di molteplici colori.

L'inchiostro (dal greco "eucaoston" in latino "atramentum") era conservato nell'"atramentarium", mentre il "calamarium" era il contenitore dei calami. Altri strumenti dello scriba medievale erano la "spongia deletilis", che lavava la pergamena cancellando all'occorrenza lo scritto, e la pomice, che serviva sia per levigare la pergamena prima dell'uso, sia per rendere liscia la punta del calamo.

4. - IL LIBRO MANOSCRITTO

A) Il libro nell'antichità

Gli unici documenti originali della letteratura greca giunti fino a noi risalgono all'età ellenistica, e consistono per lo piú in papiri frammentari, ritrovati in Egitto, dove la città di Alessandria costitui-va nel lll a.C. uno dei piú fiorenti centri di cultura dell'antichità. Altri papiri, quasi duemila, furono trovati, nel '700 ad Ercolano durante lo scavo della villa dei Pisoni, sepolta dall'eruzione del 79 d.C. Alcuni di questi papiri contengono le opere del filosofo greco epicureo Filodemo di Gadara (i papiri ritrovati ad Ercolano sono conservati e studiati nell'apposita officina dei papiri ercolanesi della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli).

I papiri dell'età romana sono molto rari, ma alcune notizie sulla produzione dei libri della Roma antica si ricavano dai numerosi accenni all'editoria che si trovano nelle opere di Cicerone, Seneca, Marziale e altri. Il commercio librario era molto fiorente nell'età classica, e il lavoro di copiatura era affidato a schiavi istruiti, generalmente greci.

I fogli di papiro venivano uniti per formare un'opera, sovrapponendo il margine destro di ciascun foglio al margine sinistro di quello seguente. Al margine destro dell'ultimo foglio si incollava un "umbilicus", un cilindro di legno o di avorio terminante con dei "cornua", attorno ai quali venivano arrotolati i fogli precedentemente uniti, mentre all'esterno, attaccato ad uno dei "cornua", sporgeva l'"index", un pezzo di papiro che conieneva il titolo dell'opera. Questo però veniva riportato anche all'inizio dell'opera, insieme al nu-mero delle linee e delle colonne. I rotoli di papiro venivano conservati in astucci di pelle o in vasi di terracotta.

B) Il libro nel Medioevo

Alla fine dell'età classica il libro subì una decisiva modifica. Abbandonata la forma del rotolo, in uso col papiro, il libro realizzato in pergamena assunse la forma a codice, già usata per le tavolette cerate, che venivano legate insieme a formare il "dypticus", il "tripticus" e il "polypticus". Il termine codice fu poi usato anche per designare i fogli di pergamena piegati in due ed inseriti l'uno nell'altro a formare i "quaderni"(originalmente di quattro fogli, da cui il nome).

La forma a codice facilitava la consultazione del libro, permet-teva una maggiore estensione del testo, dispensava dall'avvolgimento e dallo svolgimento del rotolo e si prestava alla decorazione e all'illustrazione.

La letteratura latina ci è pervenuta quasi interamente attraverso i codici pergamenacei medioevali. Dalla caduta dell'impero ro-mano al Xll secolo, i monasteri e le istituzioni ecclesiastiche, che detenevano il monopolio della cultura, si occuparono della compilazione e della copiatura dei libri. Gli "scriptoria" dei grandi monasteri, come quelio di Vivarium fondato da Cassiodoro e quello di Montecassino fondato da San Benedetto, trascrissero Bibbie e commenti biblici, scritti dei padri della Chiesa, opere di matematica, di medicina e di astronomia e ricopiarono i testi dei grandi scrittori latini.

Nel Xll secolo la fondazione delle università, la diffusione dell'istruzione tra i laici, la nascita della borghesia e, infine, I'adozione della carta come materia scrittoria, ebbero effetti rilevanti nella produzione libraria.

Nel momento in cui i centri della cultura si spostarono nelle università, la compilazione dei testi non fu piú monopolio esclusivo dei monasteri, ma furono gli stessi studenti ad occuparsi della produzione e della circolazione del libro.

Intorno alle università sorsero botteghe di copisti professionali, organizzati in corporazioni, che lavoravano sotto il controllo degli organi universitari. Da ogni esemplare redatto dai docenti i copisti trascrivevano il numero di copie che il mercato richiedeva e che dovevano servire alle scuole e alle università come strumenti di lavoro. Gli eventuali errori dei copisti venivano corretti dagli utenti del libro mediante annotazioni (glosse) apposte nel testo. L'esemplare non veniva rilegato, ma lasciato in fascicoli separati detti "peciae". Questo accorgimento consentiva al libraio di far ricopiare lo stesso testo contemporaneamente da piú copisti. Le "peciae" venivano anche date in prestito dai librai agli studenti, dietro compenso in denaro o in cambio di altri libri. Gli studenti potevano cosi provvedere alla copiatura (personalmente oppure rivolgendosi ai copisti di professione) contribuendo in tal modo alla diffusione e alla moltiplicazione dei libri.

C) Il libro nell'Umanesimo

Nel XIV e nel XV secolo, grazie al rinnovato interesse per i testi dell'antichità classica, I'editoria del libro manoscritto conob-be un'eccezionale fioritura, alla quale contribui il mecenatismo dei principi. I testi antichi, ricopiati, ricostruiti e commentati, divennero un prodotto molto richiesto sia dai principi laici che dal ciero. Im-portanti biblioteche come la Laurenziana di Firenze e la Vaticana nacquero appunto da collezioni private.

Accanto alla produzione di testi classici, nell'età dell'Umanesi-mo si diffuse quella delle opere in volgare, che veniva incontro alle esigenze di un pubblico sempre piú vasto.

Si intensificò e si razionalizzò anche l'attività dei copisti che si organizzarono in &laqno;catene di montaggio» procedendo ad una divi-sione dei compiti: chi copiava il testo, chi aggiungeva le rubriche, chi i titoli dei capitoli. Il manoscritto si avviava gradatamente verso la produzione in serie, caratteristica del libro a stmpa.

 

DALL'INVENZIONE DELLA STAMPA AD OGGI

1. - L'INVENZIONE DELLA STAMPA

Il problema di riprodurre in piú esemplari o a piú riprese segni e immagini fu affrontato in vario modo dai piú lontani popoli dell'antichità. Egiziani, Assiro-Babilonesi, Romani adottarono le tecniche piú svariate per contrassegnare monete, o imprimere mattoni d'argilla; in Cina, fin da tempi antichissimi si usavano tavole di legno inchiostrate per stampare disegni e caratteri. Anche nell'Europa del Medioevo, miniatori e copisti usavano piccoli legni incisi per stampigliare iniziali o altri contrassegni sui codici.

Questi tentativi costituirono i precedenti della tecnica xilografica, che si affermò rapidamente a partire dal Xlll sec. favorita dal-I'introduzione della carta. A questa si sostitui l'arte della stampa mentre la xilografia continuò ad essere usata come tecnica di illustrazione. In età umanistica, infatti, il diffondersi della cultura favori per la riproduzione di testi, la ricerca di un sistema piú rapido.

La stampa, la riproduzione, cioè di un testo o di una figura, eseguita con mezzi meccanici in molti esemplari identici, si affermò in Europa verso la metà del XV sec.

Molti paesi hanno vantato una loro priorità in quella che appare una delle piú importanti scoperte dell'umanità per gli straordinari effetti che ne sono derivati, ma è opinione comune che la stampa a caratteri mobili sia nata a Magonza per merito di Gutenberg.

Johann Gutenberg nacque a Magonza nel 1400 circa e mori intorno al 1468. Il suo nome comparve per la prima volta a Stra-sburgo, dove era espatriato, negli atti di un processo. In seguito ritornò a Magonza e (anche se l'attribuzione delle sue opere è resa difficile dal fatto che egli non firmò mai i libri che uscivano dalla sua officina) sembra che appartengano a questi primi anni della sua attività alcuni fra i piú antichi documenti stampati tra i quali un frammento di poemetto tedesco sul Giudizio Universale (databile 1445-46), un calendario astronomico del 1448, varie edizioni della Grammatica Latina di Donato. Costitui nel 1449 una società con il banchiere Johann Fast, pubblico le famose "lettere d'lndalgenza" (1454-55) forse i piú antichi documenti datati. Nel 1455, con la collaborazione tecnica di Peter Schoeffer realizzò la prima opera tipografica d'Europa: la celebre Bibbia detta delle &laqno;42 linee» o &laqno;mazarina» della quale risultano ancora esistenti una ventina di esemplari. Fra le altre opere sono da ricordare il "Catholicon" del 1460 e la Bibblia detta delle &laqno;36 linee».

Da Magonza la tecnica della stampa si diffuse gradatamente in tutta l'Europa, e alla fine del Quattrocento non esisteva città importante che non avesse una sua tipografia. Benché la tecnica fosse ancora rudimentale, i torchi a braccio di questi prototipografi diedero opere meravigliose: dai primi incunaboli agli eleganti volu-mi del '500 fu tutto un fiorire di classici, di opere in volgare, di volumetti spesso impreziositi dalle illustrazioni xilografiche. Nonostante i vari miglioramenti, la tecnica della stampa rimase invariata per quasi tre secoli.

2. - LA DIFFUSIONE DELLA STAMPA NEL '400 IN GERMA-NIA E IN ITALIA

Il segreto di cui Gutenberg cercò di circondare la sua invenzione non durò a lungo, perché soci ed apprendisti portarono fuori della città di origine la nuova arte. "Sino al 1500 essa si duffuse in oltre 50 località della Germania" (BARBERI).

Fu appunto un socio di Gutenberg, Alberto Pfister, ad introdurla a Bamberga, dove stampò nel 1460 il primo libro a caratteri mobili con illustrazioni silografiche, unendo cosi due tecniche che sembravano tanto diverse tra loro per metodi e per risultati. La stampa si diffuse in pochi anni in tutta la Germania: a Strasburgo a Colonia, a Norimberga e in altre città ad opera di tipografi i cui nomi sono giunti fino a noi: i fratelli Zainer, Enrico Quentel, Antonio Koberger ed altri. Furono circa 200 (BARBERI) le officine tedesche della seconda metà del secolo XV.

Furono ancora due tedeschi, secondo la tradizione, a portare l'arte della stampa in Italia, dove si sarebbe ben presto sviluppata in misura ben maggiore che nella Germania. Intorno al 1464 il cardinale spagnolo Torquemada (e forse il cardinale tedesco Niccolò di Cusa), avrebbe invitato nel monastero benedettino di Subiaco Conrad Schweinheim e Arnoldo Pannartz, due stampatori tedeschi ai quali si dovrebbe dunque l'introduzione della stampa in Italia.

È loro infatti la prima opera tipografica italiana che riporti la data, 29 ottobre 1465: il "De divinis institutionibus adversus gentes" di Lattanzio. Il primo libro stampato in Italia sembra invece che sia stato il "De oratore" di Cicerone, sempre ad opera dei due prototipografi tedeschi. In seguito Schweinheim e Pannartz si trasferirono a Roma, dove proseguirono, non senza grosse difficoltà, la loro attività.

Schweinheim e Pannartz non furono i soli ad essere aiutati dal cardinale Torquemada, se è vero che questi fece stampare una sua opera (le Meditationes) da Ulrico Han (anch'egli tedesco) a Roma, nel 1467. Numerose officine furono aperte in questo periodo in diverse città italiane, in particolare a Venezia, dove la stampa fu introdotta dal tedesco Giovanni da Spira nei 1469. Venezia annoverava alla fine del XV secolo circa duecento stamperie, detenendo il primato tra le città d'Europa, grazie alla posizione geografica favorevole e alla legislazione della Repubblica che incoraggiava tali imprese. A Venezia operarono alcuni tra i piú grandi tipografi editori del tempo, tra i quali il celebre Aldo Manuzio.

Aldo Manuzio "il Vecchio", nacque presso Roma intorno al 1450 e mori a Venezia nel 1513. Nel 1484 stampò a Venezia "L'Ero e Leandro" di Museo e da allora si dedicò alla pubblicazione di splendide edizioni, avvalendosi della collaborazione dei piú famosi umanisti del tempo. Nel 1501, con un'edizione oggi rarissima di Virgilio, inaugurò la serie delle edizioni in ottavo e l'anno successivo uscì la Divina Commedia con l'emblema dell'"ancora col delfino", marca tipografica destinata a divenire simbolo di perfezione formale. Per le opere latine fece incidere da Franco Griffi le prime serie di un nuovo carattere tipografico, il cancelleresco, chiamato poi aldino o italico che permetteva di economizzare lo spazio pur presentando una certa eleganza formale e che divenne il carattere piú usato per tutto il secolo XVI. L'opera di Aldo Manuzio fu continuata dal figlio Paolo (chiamato poi dal papa Pio IV a dirigere la Tipografia Romana) e dal nipote Aldo il Giovane.

3. - I PROGRESSI DELLA STAMPA NEL '500

Nel XVI secolo il libro a stampa va sempre piú perfezionandosi e si avvicina nell'aspetto al libro moderno. Nell'ultimo decennio del '400 compare il titolo posto sotto forma di occhiello nella pagi-na che precede il testo (i primi "incunaboli" somigliavano invece anche in questo ai manoscritti: il titolo era riportato o all'inizio del testo o alla fine, nel cosiddetto "colophon", insieme alle indicazioni dell'autore, del tipografo e della data - non sempre riportate).

Nei primi anni del '500 si diffonde il frontespizio, con le indicazioni di autore e data e con la marca tipografica.

Il libro intanto viene acquistato non piú soltanto dalle élites intellettuaii: si stampano e si vendono le opere in volgare, gli "avvisi" (gli antenati del giornale) e i resoconti di viaggi nelle terre da poco scoperte, i libri di devozione, etc. Venezia continua a mantenere, almeno in Italia, il primato della qualità e della quantità grazie anche alle famiglie di tipografi che si tramandano l'arte da una generazione all'altra.

Nella seconda metà del XVI secolo si diffonde anche l'arte della calcografia (incisione) ad incavo su metallo che permette illustrazioni molto piú minuziose e fedeli dell'antica xilografia.

Nel settecento, con il trionfo della grande erudizione la calcografia acqui-sterà un'mportanza maggiore della stessa tipografia per la sua utilità nella pubblicazione di opere scientifiche e tecniche e soprattutto per la composizione di tavole esplicative spesso inserite fuori testo.

Fra gli artisti incisori del Rinascimento spiccano i nomi di Antonio Pallaio-lo, di Andrea Montegna e del Parmigianino, il fondatore dell'incisione italiana ad acquaforte.

Le ricche incisioni compensano in qualche modo l'impoverimento dei contenuti che si verifica nella metà del secolo, quando, con il Concilio di Trento e la pubblicazione dell'lndice dei libri proibiti, si instaura il clima oscurantista della Controriforma.

4. - IL BAROCCO E GLI STUDI SCIENTIFICI NEL '600

Il Seicento è l'epoca dei grandi contrasti anche nell'arte della stampa. Da un lato si assiste al trionfo del barocco, che si esprime in una produzione sempre piú appariscente ma povera di contenuto: frontespizi, incisi, antiporte (l'antiporta è una pagina esornativa posta all'inizio del libro che raffigura una scena), prolissità dei titoli, prefazioni dedicatorie e nel contempo sciatteria dei caratteri e scadente qualità della carta; dall'altro lato il fervore degli studi scientifici dà luogo ad una produzione editoriale clandestina, dove divengono numerose le opere pubblicate citando falsi luoghi di stampa allo scopo di eludere la censura.

L'editoria europea subisce un regresso. L'unica azienda edito-riale di importanza europea che continua a produrre opere di un certo valore grazie alla relativa libertà di stampa esistente è quella degli Elzevier in Olanda, che pubblica, oltre alle edizioni di classici latini e greci, testi scientifici e religiosi proibiti per i loro contenuti nei paesi d'origine e li esporta in vari paesi europei attraverso le proprie agenzie. Nelle seconda metà del secolo nascono i primi giornali lettarari, come il "Journal des Savants" e il "Giornale dei letterati".

5. - LA STAMPA DAL '700 AD OGGI

A) L'evoluzione tecnica e ideologica del '700

In Italia si assiste durante il '700 ad una grande ripresa della stampa. Sorgono nuove stamperie, la piú celebre delle quali è quella aperta da Giovanni Battista Bodoni a Parma, sotto la protezione dei Borboni. Bodoni si occupò soprattutto dell'aspetto tecnico ed estetico del libro, raggiungendo nell'impaginazione e nella forma dei tipi un equilibrio fino ad allora ineguagliato. Disegnò inoltre nuovi caratteri che da lui presero il nome (caratteri bodoniani). Nel corso del XVIII secolo la figura dell'editore si differenzia da quella delio stampatore che viene ad assumere un ruolo essenzial-mente tecnico. Viene riconosciuto, inoltre, ii diritto di proprietà dell'opera da parte dell'autore o dell'editore (il copyright). Nascono cosí le prime leggi sulla proprietà letteraria che hanno lo scopo di sconfiggere il fenomeno delle contraffazioni.

Nel Settecento si distingue nell'editoria europea la produzione francese determinata dalla grande fioritura dell'erudizione e delle scienze e dalla diffusione delle idee dei lumi che culmina nella "Encyciopedie". Le idee illuministiche penetrano in Italia soprattutto attraverso la tipografia svizzera: sono da ricordare i fratelli Agnelli che pubblicarono a Lugano, anonimi e con falsi luoghi di edizione e data, opuscoli e giornali provenienti dalla Francia.

B) Il libro come prodotto industriale

Con la rivoluzione industriale si trasformano anche le tecniche di stampa e i sistemi di distribuzione del libro, mentre la crescente alfabetizzazione allarga il numero dei lettori, sia di opere che di periodici.

La tipografia subisce una profonda trasformazione grazie ai nuovi procedimenti di fabbricazione della carta che permettono di ottenerne una quantità maggiore a costi minori, come l'uso della pasta di legno al posto della pasta di stracci e la macchina continua. In seguito, con la macchina piana da stampa che sostituisce il torchio, anche il vapore viene introdotto nella produzione tipografica. Un ulteriore perfezionamento delle tecniche tipografiche si verifica verso la metà del secolo, con l'invenzione della linotype e della monotype.

Si compiono notevoli progressi anche nel campo dell'incisione sostituendo al rame l'acciaio, piú resistente alle alte tirature.

Il libro diventa un prodotto industriale e viene diffuso tra un pubblico sempre piú vasto; a scopo di richiamo pubblicitario si diffonde l'uso della copertina illustrata.

Scomparsa definitivamente la figura del tipografo-editore, si afferma l'editore nel senso moderno del termine e nascono le prime grandi case editrici: Giuseppe Pomba, primo presidente dell'Associazione librai italiani (la futura A.l.E., Associazione italiana editori), fonda quella che diverrà l'U.T.E.T.; iniziano la loro attività Le Monnier, Vallardi, Sonzogno, Zanichelli.

Ad opera di alcune tra queste case editrici vengono pubblicate le prime collezioni economiche, con le quali il libro diviene accessibile alla quasi totalità della popolazione.

Oggi la ormai generalizzata alfabetizzazione ha determinato una diffusione capillare del libro in tutti gli strati della società ed ha accresciuto il livello di qualità delle pubblicazioni che vengono prodotte con i piú avanzati sistemi tecnologici e diffusi attraverso una fitta rete di distribuzione e di vendita che si avvale di canali diversi: dalle librerie alla vendita di grandi opere a fascicoli nelle edicole, da quelle per corrispondenza a quella rateale.

6. - LA COMPOSIZIONE E LA STAMPA Al GIORNI NOSTRI

Nel procedimento attualmente usato per la stampa tipografica, si distinguono due momenti: quello della composizione e quello della stampa.

La composizione può essere fatta a mano oppure a macchina.

I caratteri ("tipi") usati per la composizione a mano sono in genere in lega di piombo, antimonio e stagno: altro non sono che dei blocchetti rettangolari, con in rilievo la lettera, il numero o il segno di interpunzione, ovviamente in senso inverso al normale. Il compositore pone le varie lettere nel compositoio, formando righe della lunghezza (giustezza) precedentemente stabilita.

Successivamente, legate le lettere con dello spago, inserisce la composizione nel "tirabozze", inchiostra il pezzo e tira le prime bozze di stampa.

Le bozze vengono corrette dal correttore o dallo stesso autore ed il compositore prvvede a sostituire gli eventuali righi errati (cioè viziati da refusi) con quelli corretti.

Le macchine compositrici sono ovviamente piú rapide rispetto alla composizione a mano. Le compositrici meccaniche attualmente piu diffuse sono la linotype e la monotype.

La linotype fu costruita nel 1885 dall'orologiao tedesco Othmar MERGENTHALER: il linotypista batte su una tastiera, liberando dal magazzino delle matrici lo stampo della lettera corrispondente ai tasti battuti. Si crea cosí una iinea di composizione sulla quale cola del metallo fuso, che, raffreddandosi, forma un blocco sul quale viene inciso il testo. Ogni carattere ricade poi automaticamente al proprio posto nel magazzino.

La monotype è opera dell'americano Tolbert LANSTON; essa offre, rispetto alla linotype, il vantaggio di poter correggere i refusi senza dover fondere l'intera linea di composizione. È infatti costituita da due unità indipendenti tra loro: una tastiera ed una compositrice-fonditrice. Battendo sulla tastiera, vengono perforate delle strisce di carta, in base ad un determinato codice, per cui ad ogni foro corrisponde un carattere. Queste strisce vengono inserite nella macchina e lette dal leggitore pneumatico che comanda la fusione e quindi la composizione del pezzo.

Composto e corretto, il testo va stampato, ma prima passa per l'impaginatore. Questi disporrà la composizione in pagine, con frontespizi, titoli, note, indici, spazi, etc.

La tecnica piú moderna di composizione si giova dell'ausilio di una macchina fotocompositrice dotata di una tastiera di tipo dattilografico collegata ad un sistema computerizzato che provvede automaticamente alia giustifica del rigo, all'impaginato, etc. e proietta lo scritto sul video luminoso.

Successivamente tale macchina fotografa su pellicola il testo definitivo per l'incisione di lastre da inserire nelle macchine da stampa (offset).

Le macchine per la stampa, stampano il foglio su entrambe Ie facciate, prima quella anteriore (bianca) e poi quella posteriore (volta). Tali macchine possono essere piane o cilindriche (queste ultime sono dette offset e possono stampare anche contemporaneamente in bianco-volta), a seconda che la pressione avvenga tra due superfici piane o due superfici curve o ancora piano-cilindriche, se la pressione è tra una superficie piana ed una curva.

Nel caso di pressione piana, la composizione inchiostrata scorre su una del.e due superfici, stampando il foglio posto sull'altra superficie.

Le macchine rotative, invece, a pressione cilindrica, sono co-stituite da rulli sui quali vengono poste le pagine di composizione. Tali rulli, continuamente inchiostrati, girano velocemente sulla carta, che corre su grosse bobine. I fogli stampati vengono poi meccanicamente tagliati.

Eseguita anche la stampa, si passa alla raccolta dei fogli che possono essere piegati in ottavo, sedicesimo, trentaduesimo. Do-podiché i fogli piegati e raccolti possono essere cuciti a filo-refe o incollati (c.d. sistema all'americana). Il libro, infine, viene rilegato in brossura cioè con la semplice applicazione di una copertina in cartoncino o "rilegati" con copertina rigida.


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