Le biblioteche nell'antichità | Le biblioteche nel Medioevo | Le biblioteche nell'Umanesimo e nel Rinascimento | Le biblioteche nei secoli XVII e XVIII | Le biblioteche nell'età contemporanea
- CENNI DI STORIA DELLE BIBLIOTECHE -
La presenza di biblioteche nelle piú antiche civiltà è attestata sia dai reperti archeologici che dalle notizie giunte fino a noi attraverso ie opere degli scrittori antichi.Le ventiduemila tavolette d'argilla rinvenute nel luogo dove sorgeva l'antica Ninive sono la testimonianza piú preziosa della civiltà assiro-babilonese. Nelle tavolette, coperte di caratteri cuneiformi, si trovano indicazioni di appartenenza a collezioni e a sezioni della biblioteca, la quale sorgeva probabilmente nel palazzo del re Assurbanipal (669-626 a.C.).Le prime biblioteche erano annesse ai templi o ai palazzi reali e avevano funzione di Archivi di Stato.Nel 1907, a Boghazkoi, capitale degli Hittiti ad est di Ankara, furono trovate dail'archeologo tedesco Winckler circa 11.000 tavolette d'argilla che costituivano i cataloghi indicanti il titolo ed il numero delle tavolette che comprendeva ciascuna opera.Le biblioteche alle quali ci siamo riferiti eran costituite da banconi in muratura allineati lungo le pareti su cui venivano collocate le tavolette di terracotta. Ciascuna tavoletta aveva un numero d'ordine e sulla prima era indicato il titolo. I titoli inoltre, erano tracciati su tasselli probabilmente murati accanto al posto dove l'opera era sistemata.Poche notizie ci sono pervenute delle prime biblioteche greche (È bene ricordare che presso i Greci si usava, come materale scrittorio il papiro).Probabilmente la piú importante fu quella di Aristotele, ma furono piú note quelle di Teofrasto e dei figli di Pisistrato.Grandi ed importanti biblioteche si costituirono nell'età ellenistica; le piú famose furono quelle di Alessandria e di Pergamo. Progettata da Tolomeo Soter (238 a.C.), la biblioteca di Alessandria fu fondata dal figlio di Tolomeo Filadelfo; fu un importante centro di studi ricco di centinaia di migliaia di rotoli di papiro, con un proprio scrittorio ad una scuola filologica. Sorta originariamente nel quartiere di Brucheion, ebbe successivamente, proprio per la sua rapida espansione, una succursale presso il tempio di Serapide, il Serapeion.Costituita in modo simile a quella di Alessandria, la biblioteca di Pergamo, fondata da Eumene II (197-158 a.C.), fu un altro importante centro di cultura greca. Secondo Plinio, proprio Eumene Il avrebbe introdotto l'uso della pergamena (che da Pergamo prese il nome) come materiale scrittorio in sostituzione del papiro, in quanto molto piú resistente e tale da permettere la scrittura su entrambe le facce.Le prime biblioteche romane furono biblioteche private. Per lo piú le opere in esse conservate erano bottino di guerre. Tra le biblioteche costituite ad opera di uomini dotti e bibliofili ricordiamo quella di Cicerone, nella quale confluirono anche i libri di Silla, e quella dei Pisoni ad Ercolano.Il primo progetto di una biblioteca pubblica risale a Giulio Cesare che ne affidò la realizzazione a Terenzio Varrone, ma la biblioteca sorse solo nel 37 a.C. ad opera di Asinio Pollione, che la costruì sull'Aventino, nell'atrio del tempio della Libertà. In seguito altre biblioteche furono istituite da Augusto e dai suoi successori; nel IV secolo a Roma si contavano ben ventotto biblioteche pubbliche.In tutto il territorio dell'impero sorsero biblioteche pubbliche e tra i piú ricchi si diffuse l'uso di possedere una propria biblioteca privata in cui gli schiavi lavoravano alla copiatura e alla collazione delle opere.Della organizzazione interna delle biblioteche non sappiamo quasi nulla tranne che erano divise in una sezione latina ed una greca; probabilmente avranno avuto un sistema di classificazione per generi e per materie sul tipo di quella di Alessandria (il cui catalogo, come si ricorderà, fu redatto da Callimaco).
Le antiche biblioteche di Roma cominciarono a decadere quando gli imperatori, sotto la minaccia barbarica, trasferirono altrove le loro sedi e quando, con l'affermazione del cristianesimo, iniziò la decadenza della cultura classica. Già nel IV secolo d.C. Ie biblioteche di Roma erano abbandonate e deserte; la biblioteca di Alessandria venne distrutta alla fine del IV sec.In Oriente la biblioteca imperiale di Bisanzio rimase in funzione anche se con alterne vicende fino al sacco dei Turchi (1453). Dopo la caduta di Bisanzio furono le biblioteche monastiche ad occuparsi della conservazione e della trasmissione dei testi greci, cosi come in Occidente, dopo le invasioni barbariche, i monasteri raccolsero le opere dell'età classica e le ricopiarono.Cassiodoro (sec. Vl) fondò il monastero di Vivarium (Calabria) dando origine ad una scuola scrittoria dove si copiavano testi non solo sacri, ma anche di autori profani, latini e greci.Nello stesso secolo Isidoro di Siviglia costituì nella città spagnola una delle piú ricche biblioteche del tempo.Molto importante fu inoltre l'opera del monastero di Montecassino, fondato nel 527 da S. Benedetto che, non solo costituì una ricca biblioteca, ma fu anche un attivissimo scriptorium dove i monaci, oltre a trascrivere le opere, provvedevano anche alla loro ornamentazione (miniature).Alla fine del Vl secolo i missionari provenienti dall'lrlanda, fondarono alcuni dei piú importanti centri scrittorii dell'Occidente come Luxeuil, Corbie, S. Gallo, Bobbio, Fulda. Ben presto sorsero centri di cultura dove le tradizionali capacità dei religiosi si univano alla nascente cultura ed al mecenatismo dei principi.Ricordiamo tra le altre la Biblioteca napoletana, sita in Castel dell'Ovo, costuita dagli Angioini.In epoca medievale ha inizio anche la storia della Biblioteca Vaticana, che il Fumagalli divide in tre età: la prima che va dalle origine (sec. Vl) alla fine del secolo XlII; la seconda che comprende l'epoca di Bonifacio Vlll e dello scisma di Avignone, giungendo fino a Martino V; la terza che va dal XV secolo ai giorni nostri.
LE BIBLIOTECHE NELL'UMANESIMO E NEL RINASCIMENTO
Nell'Umanesimo e nel Rinascimento, con il rinnovato interesse per i testi classici, le biblioteche acquistano nuova importanza. Due fattori soprattutto concorrono al rifiorire delle biblioteche e del libro: l'invenzione della stampa e il conseguente incremento della produzione di opere librarie e l'interesse dei prìncipi per la cultura. Le biblioteche rinascimentali, infatti, non sono appannaggio esclusivo di enti ecclesiastici, ma si vengono costituendo presso privati studiosi e soprattutto presso le corti. A questo proposito ricordiamo le ricche biblioteche dei Medici, dei Visconti, degli Sforza, dei Gonzaga, degli Estensi e degli Aragonesi. Si arricchiscono in questo periodo anche le collezioni delle Chiese e delle comunità ecclesiastiche grazie alle eredità di illustri umanisti. Il Petrarca, ad esempio, donò numerosi manoscritti alla San Marco di Venezia, mentre la ricca biblioteca del fiorentino Niccolò Nicoli (circa 1430 codici), acquistata da Cosimo il Vecchio e collocata nel convento di S. Marco a Firenze, costituì il nucleo della Biblioteca Mediceo-Laurenziana. Nel 1468, un umanista greco, il cardinale Bessarione, legò la propria collezione di codici greci, la piú ricca del tempo, alla Basilica di San Marco, dando origine alla Biblioteca Marciana di Venezia. Oltre alla Marciana di Venezia altre biblioteche pubbliche sorsero sotto l'influenza del movimento umanistico, tra le quali la San Marco di Firenze e la Malatestiana di Cesena. Con il Rinascimento si definisce una concezione diversa di biblioteca: mentre nel Medioevo le biblioteche erano patrimonio esclusivo della Chiesa, degli ordini monastici o delle corti, nell'età rinascimentale l'influsso della cultura umanistica, I'invenzione della stampa e il conseguente incremento della produzione libraria avvicinano il libro ad un pubblico sempre piú ampio. Le biblioteche del Rinascimento si rinnovano anche ne!l'architettura e nell'arredamento e i piú insigni artisti sono chiamati a realizzarle; ne è un esempio la Biblioteca Laurenziana di Firenze eseguita su disegno di Michelangelo che, oltre a vantare la piú ricca raccolta di manoscritti classici e umanistici esistente in Italia, costituisce uno dei capolavori dell'arte del Cinquecento.
LE BIBLIOTECHE NEI SECOLI XVII E XVIII
Nel XVII secolo il grande fervore di studi scientifici da un lato e il ristagno i quelli umanistici dall'altro influenzano il carttere delle biblioteche, che acquistano in questo periodo un carattere moderno nel senso attuale del termine. Si aprono al pubblico la Biblioteca Ambrosiana a Milano (1608), l'Angelica a Roma (1614), la Gambalunghiana a Rimini (1617), I'Augusta a Perugia (1623), I'Universitaria a Padova nel (1626) e molte altre in Italia e negli altri paesi d'Europa. Nel corso del '700 si vengono a costituire i piú preziosi e cospicui nuclei librari grazie al contributo di bibliofili e di principi mecenati. Una delle due biblioteche Nazionali Centrali italiane, quella di Firenze, deriva dalla fusione della biblioteca Magliabechiana, la piú importante nell'ltalia del '700, con la Palatina; la Biblioteca Nazionale di Napoli viene fondata da Carlo lll di Borbone nel 1734; nello stesso periodo sorgono la Nazionale di Milano e quella di Torino, fondate rispettivamente da Maria Teresa d'Austria e da Vittorio Amedeo II di Savoia. Anche all'estero nel '700 vengono aperte al pubblico ricche biblioteche come la Nazionale di Parigi e le biblioteche di Stato di Vienna e di Berlino.
LE BIBLIOTECHE NELL'ETÀ CONTEMPORANEA
L'attuale distribuzione delle biblioteche sul territorio italiano non è molto diversa dalla situazione esistente negli stati preunitari, per cui, mentre alcune città o regioni concentrano un gran numero di importanti biblioteche, altre ne sono carenti. Si è cercato di porre un rimedio a questo stato di cose "negli ultimi decenni, istituendo biblioteche in ogni capoluogo di provincia che ne fosse privo, e mobilitando le risorse delle amministrazioni provinciali e comunali, delle Accademie, delle Società scientifiche" (Coen-Pirani). Cio-nonostante esiste "sempre una rete irregolare di grandi biblioteche pubbliche: e per la distribuzione sul territorio nazionale, e per la consistenza rispetto al centro in cui si trovano. Esistono oggi in Italia sette biblioteche nazionali, mentre negli altri paesi esiste in genere una sola grande Biblioteca Nazionale nella capitale, che rappresenta la parte piú cospicua del patrimonio bibliografico della Nazione" (Coen-Pirani)